La capitale del Belgio nasconde innumerevoli anfratti in cui perdersi nella contemplazione di un’arte ancora viva, di una cultura vivace e di panorami incantevoli. Dalla magica Grote Markt ai suoi preziosi musei Bruxelles regala agli occhi del visitatore un piacere intenso, sordo d’inverno quando la neve avvolge le strade ed i passanti, vivace d’estate tra la miriade di fiori che ne colorano le piazze.
Sensazioni e luoghi di cui troverete ampie descrizioni in siti più preparati ad attrarre orge di turisti con indicazioni e fotografie tra le più gettonate, ma per cui vi consiglio di esplorare personalmente il “Cuore d’Europa” affinché possiate farvi prendere per mano dall’aura magica che ne pervade le vie e lasciarvi trasportare dal suo incanto.
Oggi però, in queste poche righe, vorrei
raccontarvi un incontro fortuito avvenuto per le vie della capitale belga, mentre dal Palazzo di Giustizia mi dirigevo con la mia compagna verso Grote Markt, scendendo tramite l’ascensore che immette nelle vie di Marolles, continuando lungo rue Haute ed oltrepassando la chiesa di Notre Dame de la Chapelle per giungere a destinazione assaporando l’atmosfera del’antico quartiere operaio della città.
Lungo il percorso era nostra intenzione ricercare un posto dove soffermarci per un brunch veloce quando, ad un tratto, attratti dal caso ci siamo imbattuti in un particolare “estaminet”, come indicato dall’antico cartello posto sopra la porta d’ingresso. Attratti dal caso perché nulla di quel posto, all’esterno, lasciava presagire il tesoro nascosto tra le sue mura, lontano da sguardi indiscreti di turisti assetati di foto e globalizzazione. Ci si presentava un ingresso scabro, con un portone di vecchia data che dava su un corridoio esterno al fondo del quale un’altra porta, di casa, nascondeva l’universo surrealista che di lì a poco ci avrebbe accolto con la sua arte irriverente.
Costruita attorno al XVIII secolo questa piccola casa al numero 55 di Rue des Alexiens prima di conoscere il fervore artistico che la rese immortale durante la prima metà del XX secolo fu in origine un convento di suore dell’ordine di Saint Vincet de Paul.
Sotto l’impulso di Geert Van Bruaene, soprannominato dai frequentatori del locale Petit Gerard (Piccolo Gerard), il caffè divenne luogo d’incontro amato dai surrealisti francesi.
Paul Rouge, René Magritte, Louis Scutenaire, Marcel Lecomte, Charles Plisnier, Paul Mariën, E.L.T Mesens, Georges Remi e altri ancora ne fecero il loro luogo ideale e, al contempo, ne accressero la reputazione, fino al successo culturale odierno.
In una delle sale all’interno del locale è possibile osservare una foto in cui gli artisti posano per i posteri davanti all’Estaminet. Tra questi un René Magritte ancora sconosciuto nel panorama artistico organizzò la sua prima esposizione di tele e disegni proprio all’interno del locale.
Tutti questi grandi spiriti diretti dall’inimitabile petit Gerard, ai quali si unirono negli anni successivi alla guerra gli esponenti del gruppo Co.br.a, hanno contribuito alla realizzazione dello straordinario melting-pot di bric et de broc che ancor oggi decorano le straordinarie stanze del locale rendendolo un piccolo museo, in cui fermarsi per assaporare una delle squisite birre belghe o gustare uno dei piatti offerti dal caffè è d’obbligo per gli amanti dell’arte e della cultura surrealista, ma non solo.
Tele, schizzi, disegni, aforismi, mobili, foto e incisioni sulle pareti, sapranno cullarvi durante la vostra sosta nel cuore di Bruxelles, trasportandovi a tutto tondo nell’atmosfera di metà novecento in cui gli spiriti più audaci erano soliti scambiarsi idee ed interpretazioni della realtà, tra rivelazioni artistiche e composizioni sulla condizione dell’uomo contemporaneo.
Tra le frasi dei collage che compongono i quadri o direttamente inscritte sui muri, una in particolare attira l’attenzione del visitatore per il messaggio tanto sublime quanto diretta espressione dello spirito del tempo: «Tout homme a droit à 24 heures de liberté par jour».
Sulla scia di questa indimenticabile storia artistica a tutt’oggi La Fleure en Papier Doré ospita diversi incontri poetici e manifestazioni culturali di sicuro interesse. Un motivo in più per non perdere l’occasione di visitare questo gioiello di immenso valore immerso nella quotidianità di una città che, come poche altre, riesce a stupire anche gli animi più desiderosi di un nuovo vigore culturale che risvegli le menti assopite di una civiltà in piena crisi economica ma ancor più esistenziale, antropologia ed artistica. Se proprio l’arte è espressione più attenta ai trend inconsci dello sviluppo culturale di una nazione, è cosa buona e giusta che angoli incantati come “la Fleure” tornino a fiorire in ogni città affinché un nuovo risveglio non sia più solo un sogno per pochi, bensì una realtà per tutti.






