Nell’incantevole cornice comasca della settecentesca Villa Olmo, ai piedi del lago di Como, dal 27 marzo al 25 luglio è possibile incontrare uno dei più straordinari artisti mai esistiti.
Un viaggio che vi accompagnerà alla scoperta dell’artista fiammingo lungo un percorso creato da Sergio Gaddi, curatore della mostra, che ospita 25 capolavori - provenienti dalla Gemäldegalerie dell’Accademia di Belle Arti, dal Liechtenstein Museum e dal Kunsthistorisches Museum di Vienna – qui raccolti per permettere agli amanti di un’arte senza tempo quale quella raffigurata dal Rubens, di immerger
si nell’atmosfera del secolo d’oro delle Fiandre: il ’600 fiammingo. Il visitatore può inoltre gustarsi, oltre alle opere del maestro, 40 opere di pittori fiamminghi tra i quali Anton Van Dyck, Jacob Jordaens, Gaspar de Crayer, Pieter Boel, Cornelis de Vos, Theodor Thulden perfettamente integrate nella visita grazie alle disposizioni per tematiche care all’opera Rubensiana che spaziano dal sacro - La circoncisione di Cristo e La Madonna della Vallicella – alla mitologia – Il satiro sognant, Il giudizio di Paride, Romolo e Remo - dalla storia alle scene di genere, con forti caratterizzazioni simboliche che armonicamente si inseriscono all’interno del labirinto Rubensiano. Un barocco che non stanca, movimentato, a volte grottesco, ma equilibrato e forte nella sua trama espressiva. Una trama che ancora oggi resta attuale e da cui è ancora utile cercare spunti per un rinnovamento dell’attuale stagnazione di idee e creatività. Rubens riesce a dare vita ai propri personaggi su campi diversi, un sincretismo tra immagine e messaggio verbale che oggi è abbandonato nelle comunicazioni aziendali come in quelle istituzionali, in cui la forma e l’aspetto economico hanno preso il sopravvento sull’ideologia e sulla forza archetipica che può travolgere lo spettatore quando in gioco non vi è solo una scabra necessità di avere, bensì di essere, emotivamente, coinvolti con il proprio destinatario in una dimensione che trascende la memoria a breve termine, per imprimersi nel cuore dello spettatore e lasciarlo incantato. Come indicato nell’introduzione alla mostra sul sito ufficiale della manifestazione - http://www.grandimostrecomo.it/ - vi si ritrova nella sua piena espressione il barocco seicentesco, incarnato nell’opera dell’artista d’Anversa:
«processo che porta alle estreme conseguenze istanze già presenti nel Rinascimento e che maturano con il Manierismo [...] Aspira al pittorico, cioè al dissolversi della forma plastica e lineare in un’immagine mossa, fluttuante, inafferrabile; al cancellarsi dei confini, dei limiti, per suscitare il senso dello sconfinato; il mutarsi dell’essere statico, rigido, obiettivo, in qualcosa in divenire, in una funzione»
Una mostra che racchiude opere tra le più preziose del Rubens come le Tre Grazie, Borea rapisce Orizia ed Il giudizio di Paride – una delle sole quattro opere che è stata realizzata dall’artista su tavola di rame - oltre a piccoli olii su tavola di bozzetti completamente autografi ed altre opere da non perdere tra cui la parafrasi della leonardesca battaglia d’Anghiari, molto importante per ritrovare all’interno del percorso artistico rubensiano quel richiamo alla vorticosità del movimento ricercato dal genio fiorentino ed ammirato dall’artista fiammingo come dimostra un recente ritrovamento di un’acquaforte raffigurante l’Ultima Cena conservata in Santa Maria delle Grazie a Milano.
Incontro assolultamente da non perdere per tutti coloro che vogliono avvicinarsi all’artista senza tralasciarne il contesto storico culturale supportato dalla presenza di altri artisti a lui contemporanei che hanno cavalcato il palcoscenico culturale del tempo, tra cui spiccano le riccamente decorate nature morte con tocchi di quell’esotismo molto ricercato presso le corti nobiliari del tempo quali la Natura morta con mappamondo, tappeto e cacatua di Pieter Boel o la Natura morta con frutta e scimmia di Jan Fyt. A queste si affiancano le splendide, seppur macabre, scene di cacciagione tra cui spicca il pavone bianco di Jan Weenix, che sembra uscire dalla tela per presentarsi nella sua cruente presenza dinnanzi ai nostri occhi fino a quasi sentirne l’odore. Last but not Least da non dimenticare la presenza del più intimo allievo dell’artista, Anton Van Dyck tra cui l’Autoritratto da giovane e il famoso Ritratto di giovane uomo, oltre ad altre opere minori.
Evento da non lasciarsi scappare dunque, accompagnato da una passeggiata sulle sponde del lago in compagnia di amici, della propria compagna o in completa solitudine, per apprezzare le meraviglie di un incantevole paesaggio e di un’arte senza tempo. Per chi, come il sottoscritto, non può resistere alle tentazioni, inoltre, un gelato è d’obbligo, clima permettendo.
Introduzione alla mostra di Sergio Gaddi – Assessore alla cultura, al bilancio e al turismo del Comune di Como:






